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    Risparmio e investimento – Riflessioni

    Ciao a tutti, ho il piacere di ospitare sul blog un amico, un investitore, giovane, ma con una cultura finanziaria enorme.
    Questo è il suo primo post, un’introduzione che ci guiderà nella consapevolezza del risparmio e dell’investimento.
    Ma lascio la parola a lui, benvenuto Riccardo.

    Per investire con successo serve la pratica e non la retorica che usano molti, serve guardare in faccia la realtà e spiegare come fare.
    Quasi nessuno spiega come arrivare ad investire con successo, passo passo.
    E proprio perché non lo spiega nessuno, cercheremo di arrivarci qui.

    In questo articolo partiremo dalle basi, soffermandoci in particolar modo sul Risparmio.

    La tipica frase della retorica commerciale è la seguente:

    “Guadagna, Risparmia e Investi”

    Facile no? Un po’ come dire trova l’idea del secolo, apri l’azienda e fai subito i soldi.

    Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare… facciamo un passo per volta.
    Andiamo ad analizzare quali sono i punti fondamentali per passare dal risparmio all’investimento.

    Passo 1: guadagnare, avere un reddito

    Questo è il requisito base che può essere sintetizzato facilmente in una parola: lavorare.

    Passo 2: risparmiare

    Sembra semplice, ma solo a parole.

    Non spendere ma risparmia

    A noi piace la matematica, vediamo un esempio pratico con qualche numero.

    Entrate
    Stipendio mensile da 1.500 €

    Spese
    -900 € per spese fisse, beni di prima necessità: pensiamo all’affitto o al mutuo, bollette varie, gas, Enel, internet, cellulare, spese alimentari, …
    -450 € per cose extra, pensate a quello che comprate su Amazon, vestiti o scarpe, cene, aperitivi, sigarette, uscite con gli amici, palestra, …

    Se ci va bene, avanziamo 150 euro, che in realtà finiranno prima o poi in altre spese, cellulare o computer nuovo, rata di qualcosa, vacanze, regali, …

    Facciamo il bilancio -> risparmio = 0€

    E non è neanche facile iniziare a togliere o limare le spese, perché la sensazione è quella di privarci di qualcosa, che non possiamo più nemmeno goderci la vita e i nostri risparmi… basti pensare che oramai per una cena ci vogliono 30€ a persona, sigarette 5€ al giorno, giornale 2€ al giorno, caffè almeno 1 o 2€ a giorno… si fa presto.

    Ma cosa possiamo fare?

    L’analisi delle entrate e delle uscite

    La cosa migliore che posso suggerirvi e augurarvi è quella di monitorare tutte le entrate e le uscite.

    All’inizio potrà sembrare noioso, ma vi assicuro che può diventare appassionante e ci aiuterà tantissimo nella gestione e a tagliare il superfluo. Inoltre esistono al giorno d’oggi una serie di strumenti in grado di aiutarci nel lavoro.

    I più nerd (come Emanuele) potranno gestirsi manualmente un lunghissimo ed elaborato file Excel, altrimenti potremo scaricare delle APP per iniziare a catalogare le entrate e le uscite.

    Ma facciamo degli esempi pratici per capire dove e come risparmiare.

    Bevo 3 o 4 caffè al giorno… Se riesco a toglierne 1 sopravvivo lo stesso e risparmio 30 € al mese.
    Ho l’abitudine di comprare tutti i giorni “Il sole 24 ore”, costo 2 euro al giorno. Se mi abituo ad acquistarlo online scopro che spendo circa la metà.
    L’abbonamento del telefono, magari ho un contratto che spendo 20/25/30€ al mese. Oramai ci sono diverse compagnie che forniscono dei piani completi con meno di 10€ al mese.
    Vado a mangiare la pizza tutte le settimane, basterebbe mangiarla qualche volta da asporto.

    Questi sono solo alcuni degli esempi più banali, ma vi assicuro che si può fare molto di più.
    Ma senza l’analisi delle spese difficilmente ci accorgeremo se stiamo buttando i soldi e dove potrò tagliare senza rinunciare troppo.

    Il piano di spesa e i budget

    Dunque, una volta individuate le spese meno utili inizio ad eliminarle, nel tentativo di risparmiare quello che posso.
    Negli esempi sopra, potrei aver risparmiato 150€, magari limando le spese potrei averne risparmiati altri 50 o 100€.
    Ottimo, passiamo al prossimo punto:

    Conto di risparmio gratuito

    Siccome a livello psicologico siamo deboli, appena ricevo lo stipendio dovrei disincentivarmi a spendere i soldi che penso di poter risparmiare (pensiamo ai 150/200€ sopra), per cui la cosa migliore è farli sparire, ad esempio mandandoli in un conto deposito gratuito o in qualche piano di accumulo (possibilmente a costo zero!).
    Ricordatevi che i soldi non spesi sono i primi ad essere guadagnati e ormai strumenti gratuiti o a basso costo ce ne sono una marea.

    Una delle più preziose citazioni di Warren Buffet (da incorniciare) è:

    “Do not save what is left after spending; instead spend what is left after saving.”

    Da questa citazione abbiamo solo che da imparare! La traduzione letterale è:

    “Non risparmiare quello che rimane dopo le spese, invece spendi quelli che rimane dopo aver risparmiato.”

    Non comprare in €uro, compra sempre in Ore Lavorative

    Se guadagni ad esempio 1.500€ al mese, vuol dire che il tuo tempo vale circa 9,40€ netti all’ora (se consideriamo 160 ore al mese, pari a 40 ore a settimana).

    Una birra al bar da 4,5€ -> mezzora di lavoro
    Una cena da 28 € -> 3 ore di lavoro
    Quei pantaloni che ti piacciono tanto da 120€ -> quasi 13 ore di lavoro
    Le scarpe da 200€ -> oltre 21 ore di lavoro
    Il nuovo iPhone da 900€ -> circa 96 ore di lavoro (praticamente 2 settimane e mezza)

    Questo dovrebbe aiutarci a diventare più consapevoli sulle nostre spese e sull’impatto che queste hanno sui nostri risparmi.
    Questo concetto molto utile è allo stesso tempo semplice e complesso, all’interno c’è della matematica finanziaria e della psicologia.

    Facciamo un parallelo partendo dal concetto di Drawdown (una misura della discesa di un determinato titolo, dopo aver raggiunto un picco massimo).

    • In quanto tempo recupererò la perdita?
    • E’ questo tempo accettabile?
    • Quale perdita posso accettare?

    Tutto questo è il razionale, che si contrapporrà all’istinto dell’investitore medio che probabilmente, preso dal panico, venderà nel momento meno favorevole.

    E noi dovremo trattare le nostre spese allo stesso modo: 900€ di iPhone…

    • In quanto tempo recupererò la perdita? In 96 ore di lavoro.
    • E’ un tempo accettabile?
    • La perdita stessa dei 900€ è accettabile?

    Ma proseguiamo: ogni piccolo risparmio che siamo riusciti ad investire nel tempo (e magari con costanza), ci permetterà di raggiungere un’indipendenza finanziaria e, se lo riteniamo, di smettere di lavorare prima.

    Passo 3: dare un obiettivo al risparmio

    Il risparmio se semplicemente accantonato, ha un’utilità limitata.

    Obiettivi di risparmio

    Inoltre il risparmio, lasciato accantonato senza essere investito, perde continuamente di valore, a causa dell’inflazione.
    Bisogna porsi degli obiettivi sui propri risparmi, il più semplice potrebbe essere difendersi dall’inflazione, per evitare che 10.000€ oggi non abbiano il potere di acquisto di 8.000€ fra qualche anno.
    Oppure arrivare a crearsi una piccola rendita, al netto dell’inflazione, magari nel medio/lungo periodo.

    Facciamo un ultimo esempio.

    Sapete quanti soldi avrete messo via fra 20 anni, risparmiando 200€ al mese? Semplice, direte voi, 48.000€.
    Bene, se considerassimo di spendere 1.000€ al mese senza lavorare, questi 48.000€ sarebbero sufficienti a farmi vivere di rendita 4 anni.

    Ma se riuscissi a mettere via 200€ al mese e ad ottenere ogni anno un 5% netto dai miei risparmi (consideriamo 0,42% mensile pari a 5%/12) sfruttando l’interesse composto?

    Non avrò più 48.000, bensì 82.750€.
    Questi soldi oramai saranno in grado di rendermi quasi 350€ netti al mese, più dei 200€ che mettevo via. E questi soldi potranno continuare ad essere accumulati, a fronte di una rendita sempre maggiore, oppure potranno aiutarmi nelle spese, darmi un’integrazione al reddito… oppure se e quando saranno sufficienti, anche fornirmi una pensione anticipata.

    Se rifacciamo il conto di prelevare 1.000€ al mese (e quindi smettere di risparmiare i 200€) dai miei 82.750€  che intanto continueranno a rendermi il 5%, questi mi daranno da vivere per 8 anni e mezzo, oltre il doppio rispetto ai 4 anni visti sopra.

    Per concludere, una volta ottenuto un reddito, il mio suggerimento è quello di darvi un primo obiettivo di risparmio… potete iniziare con il 10% del vostro reddito, in molti dicono di puntare al 30% e poi ci sono i devoti al FIRE che lo spingono anche sopra, tra il 50 e il 70%. Fate un primo passo e iniziate ad accantonare con costanza.

    Nel prossimo articolo parleremo di ETF.

    Ciao,
    Riccardo

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    In pensione a 40 anni – FIRE, Financial Independence, Retire Early

    Ciao amici,

    oggi vi voglio proporre un concetto bellissimo che sto abbracciando da qualche tempo.
    Oggi parliamo di FI e di RE, 2 concetti distinti che spesso vanno a braccetto.

    Ma per cosa stanno queste sigle?

    FI sta per Financial Independence, mentre
    RE sta per Retire Early.

    Fire financial independence retire early
    Raggiungi l’indipendenza finanziaria e smetti di lavorare per vivere.

    Insieme fanno FIRE, uno stile di vita, un movimento, che sta crescendo anno dopo anno in tutto il mondo.
    FIRE, Financial Independence, Retire Early, vuol dire in pratica diventare Finanziariamente Indipendenti per ritirarsi (ossia mettersi letteralmente in pensione!) presto.

    Ma presto quanto? (più in basso puoi scaricare un Excel gratuito per simulare fra quanti anni raggiungerai la tua indipendenza finanziaria!)

    Presto, anzi PRESTISSIMO!
    I più bravi e fortunati sono riusciti nell’impresa già a 35 anni, chi addirittura prima, altri ci andranno magari a 50… ma l’importante è arrivarci prima dei 70/75 che ci chiede la Società moderna.

    Sembra fantascienza, ma in realtà è semplice matematica, unita ad una visione.
    Ma facciamo un passetto alla volta, prima un po’ di storia.

    I concetti di base del FIRE Movement nascono nel 1992 dal libro che è considerato un MUST del FI (Financial Independence), che è “Your Money or Your Life”  scritto da Vicki Robin e Joe Dominguez.
    Il libro naturalmente esiste anche in Italiano con il titolo “O la borsa o la vita” e la lettura è caldamente consigliata (se siete interessati i link vi indirizzano alla pagina relativa del libro, dove trovate i vari link per acquistarlo in Italiano e Inglese).
    Passando ad un secondo libro, padre del movimento RE, ossia Retire Early, nel 2010 esce un secondo MUST che è il libro “Early Retirement Extreme” di Jacob Lund Fisker (non c’è in italiano, ma vi linko l’inglese), l’ennesimo Danese illuminato (tra l’altro un fisico teorico, con mia grande stima) che si considera Finanziariamente Indipendente dall’età di 33 anni, dopo 5 anni di risparmi e con uno stile di vita estremamente sobrio e economico.

    Da questi personaggi, autori e libri poi sono nati tonnellate di siti, blog, altri libri… su internet il blog sicuramente più famoso è quello di Mr. Money Mustache, il blogger canadese Peter Adeney, un fu Software Engineer ritiratosi all’età di 30 anni, dopo aver accumulato 25 volte le sue spese annuali, in linea con la regola del 4% che vedremo tra poco. Ritiratosi nel 2005 ha lanciato il blog nel 2011 cavalcando il successo del libro “Early Retirement Extreme” uscito l’anno prima.

    Ma torniamo al metodo pratico. Come si fa?

    Le regole per raggiungere l’Indipendenza Finanziaria sono molto semplici, quasi banali, se vogliamo.

    1. Risparmiare
    2. Investire i risparmi
    3. Ottenere “passive income” crescenti, fino a quando questi non siano sufficienti a coprire le spese

    Naturalmente non è così semplice… risparmiare in una società che ci spinge a comprare sempre di più, a spendere e spandere, per finte necessità, per inadeguatezza o conformismo, è sempre più difficile e prevede una forza di volontà impressionante, soprattutto all’inizio.
    E qui sta il primo punto, alla base del risparmio c’è tagliare tutto il superfluo e iniziare a vivere (di nuovo!) una vita semplice, a basso costo, gratis.
    Non dobbiamo necessariamente vivere una vita di stenti e sacrifici, ma trovare un nuovo stile di vita, dove è possibile vivere con poco ed essere comunque soddisfatti.

    Retirement Plan

    Passando al lato pratico, uno dei parametri che il FIRE propone di monitorare è il “Saving Rate”, che è il valore percentuale di quello che riusciamo a mettere via mensilmente (o annualmente) rispetto al nostro “NET Income“, o stipendio netto.
    La maggior parte dei promotori finanziari suggerisce di risparmiare (e poi investire) almeno il 10/15% ogni mese. Alcuni consulenti finanziari (per me più furbi) suggeriscono di risparmiare almeno il 30%.
    Il FIRE suggerisce di puntare a risparmiare anche il 50% o oltre, se si riesce (qualcuno arriva anche al 70/80%!).
    Questo perché possiamo vedere i nostri risparmi come ANNI che possiamo vivere senza lavorare.

    Facile no? Se io ho messo da parte 50.000€ e ogni anno spendo mediamente 10.000€ io ho in banca 5 anni di vita senza lavoro.
    Oppure possiamo vedere il Saving Rate come anni di lavoro che mi servono per stare un anno senza lavoro.
    In parole povere, se il mio Saving Rate è 50% (50% l’ho “dovuto” spendere per sostenermi e 50% l’ho risparmiato) vuol dire che ogni anno di lavoro mi permette un anno senza lavoro.

    Per riprendere il concetto sviscerato bene da Jacob Lund Fisker nel suo “Early Retirement Extreme“:

    • quando un consulente “tradizionale” ti consiglia di risparmiare il 10%, vuol dire che devi lavorare 9 anni per poterti permettere 1 anno del tuo stile di vita (delle tue spese) senza lavorare
      • Pensa di guadagnare 30.000€ netti all’anno, 27.000€ li spendi tutti gli anni (il 90%)  e 3.000€ invece li risparmi (il 10% di Saving Rate)
      • Risparmiando 3.000€ all’anno ci vogliono 9 anni per accumulare abbastanza per vivere 1 anno senza lavoro, ossia i 27.000€
    • ma se invece risparmi il 75% vuol dire che OGNI ANNO di lavoro ti permette di risparmiare per altri 3 anni senza lavorare
      • Se guadagni 30.000€ netti all’anno e ti bastano 7.500€ all’anno per  vivere (il 25%) risparmi ogni anno 22.500€ (il 75% di Saving Rate)
      • Risparmiando 22.500€ ogni anno, vuol dire che OGNI ANNO hai guadagnato per ALTRI 3 anni senza lavorare (22.500 / 7.500 = 3)

    Questa proporzione è valida con qualunque reddito tu abbia, perché il Saving Rate è percentuale.

    Questi sono i primi concetti base che ci permettono di pianificare già adesso (in modo sicuramente approssimato, ma via via più preciso nel tempo) quando potremo teoricamente metterci in pensione e vivere di rendita.

    Partendo da questo ci sono diverse scuole di pensiero, ma la teoria più classica e accreditata è quella del 4% Safe Withdrawal, che poi va a braccetto con quella dell’accumulare il 25 volte le proprie spese annuali.

    Per capirsi, se il tuo stile di vita prevede una spesa annua di 10.000€, tu potresti essere più o meno al sicuro con un patrimonio di 250.000€, ossia 25 volte il valore.
    Naturalmente questo patrimonio se non investito non durerà tutto il tempo necessario, il patrimonio si svaluterà per l’inflazione perché le tue spese di fatto aumenteranno. Ma se già fosse protetto dall’inflazione (un qualche titolo di stato, conto deposito…) già potrebbe durarti 25 anni.
    Se poi questo fosse investito, se riuscisse a darti un 4% pulito e al netto dell’inflazione, possiamo vedere subito che il 4% di 250.000 equivale a 10.000€, che (rullo di tamburi) equivale alla tua spesa annua… così potresti vivere senza nemmeno toccare il tuo patrimonio.

    Facciamo ora un passo indietro e cerchiamo di capire il funzionamento degli interessi.
    Sono sicuro che tutti voi sappiate bene come funziona l’interesse composto, ma il mio cuore matematico mi impone di mostrarvi un esempio.

    Tieni duro, fra poco potrai scaricare l’excel gratuito che ho utilizzato per fare questi conti e fare la tua simulazione.

    Partiamo da qualche presupposto semplificato (e ipotizzato).

    • Supponiamo di non avere inflazione (oppure che sia stipendio che rendimenti siano al netto dell’inflazione)
    • Hai 30 anni e nel tuo conto corrente hai 10.000€
    • Guadagni mediamente 30.000€ NETTI all’anno (incluso tutto, buoni pasto, tredicesima, quattordicesima, etc.)
    • Ne usi 12.000€ all’anno per vivere (supponiamo 1.000€ al mese, per far conto tondo, un ottimo Saving Rate del 60%!)
    • Riesci ad ottenere un buon 5% NETTO dagli investimenti dei tuoi risparmi

    Fra quanti anni sarai Finanziariamente Indipendente? A quanti anni potrai decidere se lavorare ancora, per passione oppure dedicarti ad altro?

    Ebbene:

    Quando vado in pensione
    Quando vado in pensione

    Fra 10 anni sarai Finanziariamente Indipendente. Avrai accumulato 190.000€, che sono la somma di 10.000 iniziali più 18.000€ all’anno per 10 anni.
    Ma l’interesse composto ti ha portato ad avere un patrimonio di 242.691€ e se riuscirai ad ottenere il 5% netto dai tuoi investimenti, questi interessi saranno 12.134€, ossia superiori ai 12.000€ che ti servono per vivere.
    In 10 anni (se parti da 30 sei arrivato a 40 anni) hai raggiunto l’Indipendenza Finanziaria e i tuoi FU Money (concetto splendido!) necessari a poter decidere cosa fare della tua vita indipendentemente dai soldi.
    Puoi fare il falegname part time, volontariato, andare a pesca, coltivare l’orto, dedicarti ai figli, massacrarti di serie TV su Netflix o diventare il mago più cazzuto di League of Legends. Insomma puoi riappropriarti della cosa più importante che hai, il tuo tempo.

    Scarica gratuitamente questo semplice Simulatore FIRE per calcolare quando potrai diventare Finanziariamente Indipendente

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    Ma torniamo ai FU Money, cosa sono?

    Questo è un concetto di liberazione assoluto, un mantra!
    Quando hai raggiunto l’Indipendenza Finanziaria, il tuo patrimonio viene anche chiamato amichevolmente FU Money.
    Non hai più bisogno di lavorare per pagare le spese, puoi decidere cosa fare.

    • Il tuo capo ti tratta come uno zerbino: FU capo…
      Il tuo cliente continua a fare pretese insulse: FU cliente…

    L’avrete oramai capito, FU è un acronimo inglese… alla F mancano 3 lettere, vocale, consonante, consonante… la U sta per You…
    La risposta perfetta ad ogni schiavitù economica… puoi decidere cosa fare, non sei più costretto a chinare il capo al tuo capo solo perché devi lavorare per pagare le bollette… non devi più compiacere il cliente rompiballe perché devi finire di pagare il finanziamento della macchina… non ne hai più bisogno e puoi fare quello che vuoi!

    Se hai scaricato anche tu il Simulatore FIRE, fammi sapere in quanti anni potresti ritirarti.
    E diffondi il verbo, la vita è breve e meriterebbe di essere vissuta inseguendo le nostre passioni.

    Ciao,
    Emanuele

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    Il bollo sul conto deposito e come non pagarlo

    Bollo Conto Deposito

    Eccoci alla seconda puntata sui bolli dei conti.

    Partiamo dalla domanda:

    ma i Conti Deposito hanno ancora senso?

    Se dovessimo guardare solamente gli interessi, allora la risposta è molto probabilmente NO!

    Ma io ne faccio ancora utilizzo, per un’altra funzione: gestire la liquidità che NON voglio investire, il mio paracadute, la liquidità che voglio sempre disponibile.

    I Conti Deposito sono nati oltre 20 anni fa e i rendimenti allora non erano miseri come adesso; sempre al di sotto dei potenziali rendimenti da altre tipologie di investimento, ma potevano essere dei conti rifugio per proteggersi almeno dall’inflazione.
    E fino a qualche anno fa non si dovevano pagare nemmeno bolli, perché i costi erano talmente esigui che le banche se ne facevano carico al posto dei clienti.

    Dall’anno 2012 invece le cose sono cambiate, rendendo il bollo proporzionale al valore del Conto.
    E da quando il bollo è proporzionale, le banche hanno iniziato a non farsene più carico, addebitandolo al cliente e distruggendo un po’ alla volta quello che era un buon strumento.

    Dal 2012 ad oggi le cose sono cambiate più volte e attualmente funziona così:
    su tutti i Conti Deposito bisogna pagare un bollo pari allo 0,2% annuo sulle giacenze all’ultimo giorno di rendicontazione, con un minimo di 1€, se il conto è stato utilizzato almeno 1 volta nell’anno.

    Ma cosa vuol dire?

    Esempio pratico: nel caso di Conto Deposito con rendicontazione annua, se al 31/12 ci saranno sul conto 10.000€ si dovranno pagare 20€ di bollo (lo 0,2% per l’appunto).

    La prima cosa che si nota, rispetto ai bolli sui Conti Correnti è che si guarda il valore del conto in un determinato e preciso momento, mentre per il Conto Corrente si guarda la giacenza MEDIA.

    La cosa si complica un pochino con rendicontazione differente, che normalmente può essere semestrale o trimestrale (non conosco rendicontazioni mensili sui conti deposito).

    Nel caso ad esempio di rendicontazione trimestrale (la più comune), il bollo viene calcolato in base alle giacenze dell’ultimo giorno del trimestre:
    ad esempio, se il 31 Marzo (ultimo giorno del primo trimestre) abbiamo 10.000€ sul Conto Deposito, ci verrà addebitata la quota parte di bollo relativa al trimestre, calcolata come lo 0,2% annuo, ma diviso per il periodo effettivo. Per non fare i farmacisti, possiamo ipotizzare 5€, ossia i 20€ di bollo annuale, diviso i 4 trimestri dell’anno.
    E questo calcolo verrà fatto ogni ultimo giorno di ogni trimestre, per 5€ di bollo a trimestre (su 10.000€ di giacenza).

    Questo ci porta ad una riflessione: se sul Conto Corrente ci conviene avere una rendicontazione mensile (il bollo è fisso a 34,20€ e mensilmente sarà circa 2,85€), sul Conto Deposito conviene invece avere una rendicontazione annuale (c’è un solo controllo a fine anno con bollo percentuale).

    Io ho l’insana abitudine di avere notifiche per ogni cosa, incluso un promemoria la settimana prima di Natale, che mi ricorda di svuotare il Conto Deposito (almeno le somme svincolate).
    In questo caso, quando al 31/12 si calcolerà il bollo come 0,2% del valore del Conto Deposito, ci ritroveremo a pagare solo 1€,che è il minimo per l’utilizzo.
    Con Conto Deposito a rendicontazione annuale, questo giochetto è semplice e conveniente, prima del 31/12 svuoto e dopo il 01/01 eventualmente rimpinguo.
    Con rendicontazione più frequente, questo gioco NON vale la candela.

    Ma non preoccupatevi, perché molti istituti sembrano essere disponibili a cambiare la rendicontazione del Conto Deposito (ma non lo sono sul Conto Corrente).
    Io stesso ho chiesto la modifica di rendicontazione da trimestrale a annuale a Santander e Rendimax, mentre IWPower e Conto Arancio già erano annuali.

    Attenzione però ai rendimenti e a non dimenticarvi. Molti Conti Deposito “liberi” offrono rendimenti bassissimi, talvolta inferiori al valore del bollo.
    Ad esempio IWPower e Conto Arancio offrono un ottimo 0,05% lordo sulle somme libere… che senso ha “guadagnare” lo 0,05% lordo, per poi pagarne lo 0,2% netto di bollo?
    Stiamo perdendo soldi.

    Il miglior Conto Deposito Libero che ho trovato è Santander IoPosso, che offre ancora lo 0,75% lordo. Sui vari vincoli si trova di meglio in giro, sfiorando anche il 3% su somme vincolate a 3/5 anni… ma ripeto che secondo me tutto questo NON ha senso, per me è solo uno strumento per parcheggiare un po’ di liquidità.

    Facciamo alcuni esempi pratici, includendo il bollo del Conto Corrente:

    IPOTESI 1 -> -34,20€

    Ho 10.000€ sul Conto Corrente.
    Se non faccio niente, a fine anno dovrò pagare 34,20€ di bollo, perché la giacenza media è superiore a 5.000€.
    Rileggi l’articolo precedente sul Bollo del Conto Corrente e come non pagarlo.

    IPOTESI 2 -> +28,4€

    Per non pagarli sposto la maggior parte dei soldi sul Conto Deposito. Supponiamo il Conto Deposito Santander IoPosso Libero allo 0,75% lordo.
    Supponiamo di avere 2.000€ sul Conto Corrente e 8.000€ sul Conto Deposito IoPosso.

    1. Non pagherò i 34,20€ del Conto Corrente (giacenza MEDIA inferiore ai 5.000€)
    2. Guadagnerò” ben 60€ lordi (lo 0,75% lordo di 8.000€), pari a 44,4€ netti (tassazione al 26%, fa tutto il Conto Deposito)
    3. Pagherò il bollo sul Conto Deposito pari a 16€ (lo 0,2% sugli 8.000)

    Morale della favola, il bilancio è 44,4-16 = +28,4€.
    A casa mia si dice “Mejo un carton de ovi, che un carton nei ovi” (passatemi il francesismo e fatemi un sorriso, che non costa niente!)

    IPOTESI 3 -> +40,55€

    Supponiamo di tenere 2.000€ sul conto corrente e 8.000 sul conto deposito, come sopra.
    Ma prima del 31/12 risposto gli 8.000€ del deposito sul conto corrente.

    1. Forse dovrò pagare il bollo del Conto Corrente (può darsi che rimettendo gli 8.000€ per qualche giorno sul Conto Corrente, vada a superare i 5.000€ di giacenza MEDIA), supponiamo di avere rendicontazione MENSILE, quindi pagherò 2,85€ (34,20/12)
    2. Il Conto Deposito mi avrà reso sempre i 60€ lordi (può darsi 58 o 59, avendo qualche giorno in meno) pari ai 44,4€ netti
    3. Dovrò pagare un bollo sul Conto Deposito di solo 1€, che è il minimo perché l’ho utilizzato

    Riepilogando, il bilancio sarà 44,4-2,85-1 = +40,55€

    CONCLUSIONI

    Naturalmente mi fa sorridere di scrivere come risparmiare 30€ di bollo, quando parliamo di costruirci delle vere e proprie rendite.

    Ma lo ritengo comunque interessante e didattico, penso che faccia bene a tutti interessarsi e diventare più consapevoli delle spese “nascoste”, che solitamente nessuno nota o non da peso, sulle gestioni, sulle commissioni, sui bolli, etc. Sono spesso date per scontato, come obbligatorie.
    Alla fine, con un paio di giroconti gratuiti siamo passati da spendere 35€ a guadagnarne 40€. E quante volte apriamo l’HomeBanking, anche per niente? Ci sarebbe costato tanto?
    Magari qualcuno di voi ha scoperto come guadagnare 75€ dal nulla…

    Se ho dimenticato qualcosa, se avete domande o correzioni, scrivetemi nei commenti o sui Social.
    E se conoscete altre persone a cui potrebbe interessare, aiutatemi e condividete.

    A presto,
    Emanuele

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    Il bollo sul conto corrente e come non pagarlo

    Imposta di bollo conto corrente

    Ciao,

    tutti i conti correnti sono tassati tramite un bollo che, in base a delle condizioni, ci viene prelevato automaticamente dal conto per essere versato allo stato.
    L’ammontare di questo balzello varia se il conto è per Persona Fisica oppure per Impresa.
    Nel primo caso si tratta di 34,20€ all’anno, per le imprese è 100€ all’anno.

    Soffermiamoci adesso al bollo per Persona Fisica, quindi dei 34,20€ all’anno.

    Ma come vengono pagati?

    Questo dipende dalla rendicontazione del tuo conto corrente.
    Se la rendicontazione è mensile, allora ti viene addebitata la quota parte mensilmente.
    Se la rendicontazione è trimestrale, si paga la quota parte ogni trimestre.
    E così via.

    Ma c’è modo di sbarazzarsi di questo costo fastidioso?

    In realtà si, c’è una semplice regola che possiamo sfruttare a nostro vantaggio.
    La regola è semplice, anche se poi si complica un pochino con la rendicontazione vista sopra. Ed è la seguente:
    se mediamente hai più di 5.000€ sul conto corrente nel periodo di rendicontazione, allora dovrai versare la quota parte di bollo, che sarà calcolata proporzionalmente ai 34,20€ l’anno.

    Cosa vuol dire?

    Spieghiamolo con degli esempi pratici.
    L’esempio più semplice è la rendicontazione annuale (la più comoda per i Conti Deposito, ma questo lo vedremo in uno dei prossimi post!).
    Con rendicontazione annuale, la banca calcola se sul conto corrente ci sono stati MEDIAMENTE più di 5.000€, nell’arco dell’anno.
    Lo può fare ad esempio sommando automaticamente i saldi di tutti i giorni alla stessa ora e dividendoli per 365, che sono i giorni nell’anno.
    Se MEDIAMENTE abbiamo avuto 5.001€, allora ci verranno addebitati 34,20€ di bollo.
    Se MEDIAMENTE abbiamo avuto 4.999€, non ci verrà addebitato nulla.

    Ci sono alcune banche che applicano rendicontazione MENSILE (un esempio è IWBank).
    Il calcolo della giacenza MEDIA viene fatta sul mese, se in un mese qualunque supero i 5.000€, allora quel mese addebitano 2,85€ di bollo, calcolato in modo forfettario come 34,20€/12.
    Questo vuol dire che alcuni mesi posso pagare 2,85€ di bollo, altri mesi posso non pagar nulla.

    Altre banche applicano rendicontazione TRIMESTRALE (un esempio è ING Direct).
    Il calcolo della giacenza MEDIA viene fatta ogni 3 mesi e il bollo loro lo calcolano sui giorni effettivi di quel trimestre.
    Nel caso di ING Direct il bollo lo calcolano mediamente per:
    90 giorni sul 1° trimestre -> 34,20/365 x 90 = 8,43€
    91 giorni sul 2° trimestre -> 34,20/365 x 91 = 8,53€
    92 giorni sul 3° e 4° trimestre -> 34,20/365 x 92 = 8,62€
    E guarda caso la somma è 34,20€.
    Anche in questo caso potrebbe esserci il trimestre dove sarà necessario pagare questi 8€ di bollo e altri trimestri dove potrebbe non essere dovuto.

    In questo modo basta avere qualche notifica, magari una notifica gratuita per il superamento dei 5.000€ sul conto corrente e se un giorno li superiamo, basterà spostare questa liquidità.

    Ma dove la spostiamo?

    Qua le risposte potrebbero essere molteplici, soprattutto guardando tutti gli strumenti che discutiamo su queste pagine… ma la risposta che voglio darvi invece è la meno logica.
    Potreste aver piacere di avere una liquidità pronta superiore ai 5.000€, magari anche solo per dormire sonni più tranquilli.
    In questo caso potreste semplicemente spostarli su un conto deposito, o magari il conto deposito associato al conto corrente.

    Per gli esempi sopra, IWBank ha il conto deposito associato IWPower, mentre ING Direct ha il Conto Corrente Arancio con il conto deposito associato Conto Arancio (che fantasia, eh?).
    E’ vero che i conti deposito oramai non rendono più nulla, soprattutto quelli a vista con la liquidità sempre disponibile, ma il giroconto da conto corrente a conto deposito (e viceversa) è gratuito e istantaneo… e potrebbe aver senso.
    Ma soprattutto, il bollo del Conto Corrente NON è associato al Conto Deposito, che ha un bollo tutto suo.

    ATTENZIONE, il bollo del Conto Deposito potrebbe essere superiore ai rendimenti dei Conti Deposito Liberi/Svincolati.
    Ad esempio IWPower e Conto Arancioliberi” ormai offrono lo 0,05%, mentre il bollo sul Conto Deposito è lo 0,2%, quindi il bollo costa di più del rendimento (non sempre, ad esempio il Conto Deposito Svincolato di Santander, che si chiama IoPosso, offre lo 0,75%; sul vincolato si può fare meglio, ma allora caschiamo nel vincolo e la liquidità non sarà disponibile).
    Ma anche qua c’è una regoletta con la rendicontazione, mentre la giacenza media qua NON si calcola.
    In sostanza, anche per i conti deposito c’è il “trucchetto” per evitare/ridurre questi costi fastidiosi.

    Ma teniamoci questo argomento per il prossimo post.

    Fatemi sapere nei commenti o sui Social che conti correnti avete, se avete costi e se anche voi cercate di evitare queste spese.
    E se conosci qualcuno a cui può interessare l’articolo, condividi!

    A presto,
    Emanuele